

FUGA! - Fiaba aliena sulla vita e la morte di O.
Pièce teatrale di Iuzō T + Gistri Human Theatre
Un progetto di
IUZŌ TETRAZZINI + GISTRI HUMAN THEATRE
Di e con
Chiara Gistri e Daniele Fedeli
Ispirato alle parole di
O. Makoto, I. Michiko, M. Mizuki
Drammaturgia
Daniele Fedeli
Coreografie
Chiara Gistri
Soundscape
Daniele Fedeli e Didiet de la Rose
Immagine di locandina
Giada Fedeli
“Fiore di O.” realizzato da
Manuel Grillo
Fotografie di scena
Valentina Erre
Nella versione in lingua francese la traduzione è di
Manuela Mosè
Con il sostegno di
MAT – Movimenti artistici trasversali
In collaborazione con
Fondazione Mario Tobino
Teatro Chisciotte di Montecelio
Teatro Darìo Vittori
SPAM
Chille de la Balanza
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SYNOPSIS
FUGA! - Fiaba aliena sulla vita e la morte di O. è un’azione performativa di teatro danza in forma di Wort-Ton-Drama.
Protagonista di questa fiaba è una cellula aliena, un essere estraneo al mondo umano: O.
L’azione ha inizio nel momento in cui questo essere, precipitando sulla terra, si insinua nel corpo di una giovane donna. Ritrovandosi costretto a vivere in una forma estranea alla sua natura, cerca di capire il suo funzionamento. Scopre il movimento, i sensi, la vita; scopre il mondo che trova però deserto, devastato, fatto solo di resti; impara a riconoscere le sensazioni interne a questo suo nuovo corpo; sente l’amore e dopo di esso impara anche le regole ancora vigenti del mondo in rovina: i legami, la rete dei rapporti, i ruoli che la società impone. Allora sceglie di recitare la parte di una sposa, la regina della terra desolata.
Ben presto tenta di fuggire da quella gabbia umana troppo angusta per lui, desiderando ritornare al suo vero essere alieno.
Sull’orlo della follia ascolta un fiume fluire delicatamente e come in un morbido letto si abbandona alle sue acque, alle sue correnti, fino a raggiungere, forse, non la foce ma la sorgente del suo essere.
FUGA! è un’azione mutante. Ci serviamo di un linguaggio universale – musica, parole e movimento – per abitare spazi di natura periferica dove poter “fuggire”. Ex-manicomi, scantinati, case, piazze, boschi, fiumi, laghi, qualsiasi luogo può diventare scenario per il passaggio di O., protagonista di questa breve fiaba. Aliena-pesce, creatura precipitata, O. si ritrova umana in un corpo alla scoperta di se stesso, del mondo, della vita e della morte.
Le parole e la musica eseguite dal vivo faranno da paesaggio sonoro al passaggio di questo corpo, al suo viaggio doloroso ma necessario.
L’intento è quello di creare con gli spettatori un incontro autentico, infatti FUGA! rappresenta una vicenda bizzarra, misteriosa e aliena ma è anche una fiaba profondamente umana.
Tutto parte, in realtà, da uno studio sulla figura di Ofelia, portato avanti da Daniele Fedeli e Chiara Gistri nell’arco di un anno. Il tentativo era quello di svelare il rapporto emotivo di unione e di disprezzo, di vicinanza e di abbandono di questa figura – acquatica e lunare, oggetto di un amore anomalo – con se stessa, con la sua vicenda e con il principe Amleto; la sua vita ingenua come affidata ad un altrove.
Di questo studio, che ha visto nel tempo diverse mutazioni e che è stato restituito come bozza all ex-ospedale psichiatrico di Maggiano, resta l’idea di fuga, il desiderio della fuga, l’alienazione di un essere che forse non appartiene a questo mondo.
CONCEPT
O. è una cellula aliena che, essendo precipitata da chissà dove, si è insinuata in un corpo umano. Essa si muove sempre in un territorio liminale tra realtà ed “altrove", vittima del gioco della vita. Si sveglia ignara della realtà che la circonda, estranea in un mondo nuovo – mondo che trova desolato e disastrato, ormai abitato solo da resti. Si aggira tentando di scoprire il suo nuovo corpo, il movimento, i sensi, le emozioni, fino a rimanere incastrata in un ruolo: la sposa, la regina di questa wasteland.
Allora, incatenata alla sua beffarda umanità, desidera fuggire; fuggire forse dall’obbligo umano di darsi un ruolo, fuggire dal quel mondo in rovina o da se stessa in quanto essere umano. Prova nostalgia per una forma aliena, prenatale. Prova a scappare ma viene rigettata come un pesce rosso dentro il suo acquario, condannata ad una sterile e infinita danza della realtà. Finché quella "divina provvidenza" che tutto vede e tutto sa come una pièce già scritta – il Destino che regola e dà significato perfino alla morte di un passero – le permette di andare via come una marionetta impazzita dopo il suo ultimo spasmo di follia e di fluire finalmente libera nel fiume che va.
Dietro di lei, sullo sfondo, come voce, c’è lo spirito del fiume, l’acqua, il fluire delle parole. Una figura sfuggente e ingannevole, un piccolo demone musicale che veglia ed è testimone del suo passaggio.
Per questo abbiamo scelto la forma di Wort-Ton-Drama. Il tessuto sonoro che accompagnerà la performance sarà creato dal vivo attraverso l’uso di controller, pedaliera per voce, basso elettrico, flauto, e altri strumenti musicali. La performer nel frattempo, seguendo una lunga partitura creata su questo paesaggio sonoro, attraverserà il mondo e la vita umana di O. per poi attuare il suo tentativo di fuga: perdersi nelle parole, nei suoni, nel fiume della musica.
L’azione avviene quindi esclusivamente attraverso il corpo e la voce dei due attori-performer. Il linguaggio scelto è quello del movimento, della carne e del sudore e poi quello della musica, dei suoni e delle parole.
C'è solo uno spazio che ne contiene in sé diversi: lo spazio del corpo, del suono e dell'immagine.
L'agitata O. come una figura sempre in lotta con se stessa, in una continua rincorsa del suo stato fisico, mentale e sensazionale, inscena la profonda vicenda del suo essere.
A monte del lavoro fisico e come basamento concettuale dell’opera c’è lo studio di diversi testi letterari e poetici che formano le orbite immaginali in cui il lavoro gravita. Shakespeare in primis; Jules Laforgue con il suo Amleto o della pietà filiale; Bertold Brecht con la sua Ballata per una ragazza annegata; infine gli scritti di Mario Tobino, in particolare Le libere donne di Magliano.
Dalle poesie del trittico di poeti giapponesi Makoto-Michiko-Mizuki è stata tratta la drammaturgia. Le loro parole si intrecciano segretamente in una poetica delicata e cruda.
Nel nostro tempo le idee ed i pensieri sulle cose e sulle azioni proliferano, sostituendosi alle cose in sé e alle azioni più incisive. Ci ammaliano, ci ingabbiano, costruiscono intorno a noi un ricco e colorato acquario. Allora perché sprofondare in in questa fiaba di O. se non per attuare un estremo tentativo di fuga da ogni ruolo e da ogni tempo del quotidiano, affinché il pensiero e la coscienza non ci rendano più codardi?





