

PROFEZIE - Quello che vedi grida
Dai libri del profeta Isaia
Drammaturgia e composizione Daniele Fedeli
Con Michele Marullo Daniele Fedeli Sergio Fedeli
Produzione e realizzazione Iuzō T
In collaborazione con A.P.S. Piccolo Teatro dei Sassi
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Isaia è un antico profeta ebreo, uno dei quattro maggiori profeti biblici al quale viene attribuito il cosiddetto ‘Libro di Isaia’. Visse tra il 765 a.C. circa e l’ VIII secolo a.C. Rispetto agli altri profeti, nei suoi scritti prevale l’aspetto più visionario e politico dell’essere profeta, la sua attività infatti fu costantemente impegnata a denunciare il degrado morale portato dalla prosperità del suo paese. Il nome Isaia, in ebraico Yeshayàhu, significa ‘Il Signore ha salvato’. Nel suo Libro si trovano molti passi che nella tradizione cristiana sono stati letti come riferimenti a Gesù di Nazareth, infatti i suoi scritti avevano una natura messianica. Lo stesso Gesù, secondo il vangelo di Luca, sceglie un brano di Isaia per iniziare la sua predicazione. Di Isaia si perdono le tracce intorno al 700 a.C. Secondo una tradizione ebraica fu arrestato e condannato a morte dal Re Manasse, secondo i Vangeli apocrifi venne segato in due, come riportato nel capitolo 11,37 della Lettera agli Ebrei.
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Profezie è un rituale di passaggio. È la strettoia da attraversare affinché la mutazione avvenga. È quel momento di crisi continua durante il quale gli occhi, seppur accecati dalla lotta, riescono a vedere lontano e forse vedono lontano - agiscono di lontano - proprio in virtù di quell’urto critico subìto. Profezie è un punto cruciale, ferita dentro cui bisogna entrare affinché la vita persista. Con ‘crisi’ si intende un momento di rottura, di conflitto, un continuo stato di allarme in cui prevale il pericolo e il disequilibrio e in cui si promette una salvezza futura che arriverà “in quel giorno”: un giorno indefinito, una salvezza ignota. Profezie è l’urto dello spirito che internamente e interamente si fa campo di battaglia. Allo stesso tempo è la tregua, la cura. Questo passaggio attraverso la visione è quindi l’azione conseguente a quella controversia interna, intima, che si esprime, si fa carne, materia, lingua, parola profetica.




